Associazione Ligure Giornalisti

Contratto Uspi? No, grazie. Serve un interlocutore più serio e affidabile

agosto 27, 2020 Featured, News, Primo Piano, Ultimi articoli No Comments
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Contratto Uspi? No, grazie. A queste condizioni e con questo interlocutore non si può. Come Associazioni regionali di Stampa che si riconoscono in #Controcorrente, siamo state in prima linea nel sostenere la necessità di dare un contratto a quel mondo fatto di piccoli giornali e piccoli siti web locali.

Il contratto sottoscritto fra la Fnsi e l’Uspi, con il nostro apporto fondamentale, doveva servire a far emergere rapporti di lavoro sommerso e a dare dignità e diritti a tanti. Invece, così non è stato perché l’Uspi si è rivelata inaffidabile e in malafede e ha cercato di utilizzare la grande opportunità che aveva avuto per cercare di indebolire e destrutturare il contratto Fieg-Fnsi, salvo recriminare dopo l’inevitabile e necessaria disdetta comunicata dal sindacato dei giornalisti.

Adesso l’organizzazione firmataria di quel contratto paventa chissà quali disastri, ma è una narrazione lontana dalla realtà. A dirlo sono i numeri. Che certificano in modo inequivocabile la malafede dell’Uspi. L’Associazione presieduta da Francesco Saverio Vetere, per sua espressa ammissione, conta circa un migliaio di imprese aderenti. A fronte di questa realtà, ci si aspetterebbe di trovare almeno duemila contratti di lavoro Uspi-Fnsi. Invece, il numero reale – come risulta incrociando i dati degli iscritti e dei versamenti a Inpgi e Casagit – è di 96 contratti full time, stipulati ai sensi dell’articolo 1 del contratto Uspi-Fnsi. Il numero complessivo delle posizioni Inpgi è di 300 contratti: ai 96 full time, se ne aggiungono altri – la maggioranza – riferite a giornalisti inquadrati come collaboratori redazionali, ai quali non spetta la Casagit.

Delle circa mille aziende di cui parla l’Uspi, appena 52 sono iscritte all’Inpgi. Tralasciando le modalità di applicazione del contratto (sono tanti i colleghi che lamentano il mancato riconoscimento di alcuni istituti contrattuali e abusi nel ricorso alla figura del collaboratore redazionale), questo significa che l’Uspi non è stata in grado di assicurare neanche un contratto full time per ogni azienda associata e che si è totalmente disinteressata della corretta applicazione del contratto.

Il principale interesse dell’Uspi è quello di estendere l’applicazione del contratto a realtà editoriali che per dimensioni e fatturato ricadono a pieno titolo nel perimetro del contratto Fieg-Fnsi. Gli appelli di questi giorni – che riproducono il contenuto di una lettera contro la Fnsi sottoscritta a luglio dall’amministratore delegato di una società che opera su tutto il territorio nazionale – ne sono la dimostrazione.

Come Associazioni regionali di Stampa che si riconoscono in #Controcorrente continuiamo ad essere convinte della necessità di dare un contratto alle piccole realtà locali e del web, ma chiediamo alla Fnsi di trovare un interlocutore più credibile e affidabile dell’Uspi. Altro che proroga. Al momento non ci sono le condizioni per avviare un’interlocuzione seria con l’Uspi, che anziché minacciare azioni legali contro l’Inpgi per essersi limitata ad applicare la legge, farebbe bene a riflettere sui propri errori.

L’affermazione che la disdetta blocca le assunzioni, dopo che nei due anni di vigenza del contratto le assunzioni sono state fatte con il contagocce, non è soltanto ridicola, ma certifica la malafede degli interlocutori. Un conto è dare un contratto a colleghi che operano in piccole realtà, un altro scardinare il contratto nazionale di lavoro di quindicimila giornalisti italiani.

Le aziende che per dimensioni e fatturato sono in diretta concorrenza, sulla carta o sul web, con realtà che applicano correttamente il contratto Fieg-Fnsi devono applicare anch’esse quest’ultimo contratto. È bene che se ne facciano una ragione.


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