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ControCorrente: Garanzia pubblica per l’Inpgi, la truffa di Verna e del polo del rancore smascherata in diretta tv dal premier Conte

dicembre 30, 2020 Featured, News, Primo Piano, Ultimi articoli No Comments
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La truffa del polo del rancore, ossia illudere i colleghi di poter ottenere la garanzia pubblica per i conti dell’Inpgi, è stata smascherata dalle parole del premier Conte, pronunciate durante la conferenza stampa di fine anno organizzata dall’Ordine dei giornalisti.

L’operazione verità è durata appena 14 minuti. Giusto il tempo dell’introduzione del presidente dell’Ordine nazionale Carlo Verna,  che ha rilanciato la petizione che alcuni colleghi ipergarantiti, per lo più titolari di pensioni e stipendi con molti zeri, e lo stesso Ordine come istituzione hanno inviato al Capo dello Stato Sergio Mattarella, tornando a chiedere la garanzia pubblica dello Stato per l’Istituto di previdenza dei giornalisti; e le poche parole con cui il premier Conte pubblicamente, davanti alla platea di giornalisti, ha ribadito che “La legge lo proibisce”, ma che “possiamo auspicare che si allarghi la base della platea contributiva ai comunicatori e si riesca a costruire un equilibrio finanziario ed economico che consenta all’Inpgi di camminare con le gambe proprie. Dobbiamo lavorare insieme”.

In breve, quello che Conte ha indicato è lo stesso percorso individuato responsabilmente dalla maggioranza di Fnsi e Inpgi, che da settimane sta lavorando ad un tavolo insieme al governo.

Certo,  sorprende sempre spiacevolmente ascoltare il presidente dell’Ordine Carlo Verna usare come foglia di fico i problemi dei precari; mescolare temi di importanza vitale per la categoria, come l’equo compenso e la sacrosanta lotta al precariato con la morte di Maradona e Paolo Rossi (tutto fa brodo), il risibile appello al Presidente della Repubblica e l’imbarazzante e offensivo caso del digital divide per i pensionati che non sono in grado di utilizzare la Pec.  Ed è impossibile non sottolineare come Verna, che pure è stato segretario dell’Usigrai, nel suo discorso non abbia speso una parola per la Rai, sull’esigenza di una riforma e sull’urgenza di una nuova legge.

Neppure di fronte al governo e alla gravità della situazione della categoria, attraversata dalla crisi più profonda della sua esistenza, alle prese quotidianamente con la sopravvivenza di testate storiche e le difficoltà che anche le esperienze editoriali on line più moderne stanno sperimentando, il presidente Verna riesce a ricoprire con dignità il suo ruolo. Anzi, in diretta tv, trova pure il tempo per togliere la parola ad una collega che stava incalzando il presidente Conte con una domanda, invocando l’intervento dei commessi.

Spiace sapere che l’appello truffa inviato al presidente della Repubblica sia stato firmato da Verna non individualmente, ma come presidente dell’Ordine, coinvolgendo in una figuraccia in diretta televisiva, condita da inutili richiami legislativi, tutti i giornalisti italiani. Di questo dovrebbe chiedere scusa e agire di conseguenza. Ma, come sempre, non lo farà perché, in prorogatio da mesi, è troppo impegnato a tenersi stretta la poltrona.


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