Associazione Ligure Giornalisti

Ex fissa, storia di un fallimento annunciato

dicembre 14, 2017 Featured No Comments
Fondi pubblici per le Tv private

Ex fissa, storia di un fallimento annunciato. E purtroppo, in Liguria, lo avevamo detto già molti anni fa venendo indicati come iettatori…
Ripercorrendo la storia del fondo si capisce perché i conti sono saltati da tempo.
La rata dell’indennità ex fissa sarà erogata entro il 31 gennaio 2018 con le modalità e gli aggiornamenti contenuti in coda (*).
La Ligure fu una delle prime Associazioni Regionali di Stampa, tra il disinteresse o l’opposizione di molti colleghi, a evidenziare come il sistema ultra premiante del fondo ex fissa fosse già in pericolo 30 anni fa e in un momento in cui la crisi dell’editoria non era certo al livello di quella attuale e degli anni precedenti.

Solo nel 2014 c’è stata, costretta dagli eventi, una presa di coscienza con una ristrutturazione (tetto massimo maturabile, rateizzazione, nuova impostazione per i nuovi assunti a fronte di un rosso del fondo che superava i 900 milioni). L’Inpgi ha un ruolo di mero ufficiale pagatore e non ha altre competenze pur avendo aderito ad un programma di aiuto al fondo con un prestito allo stesso. Il fondo è infatti uno strumento contrattuale Fnsi-Fieg in cui gli editori versano quando stabilito contrattualmente.
Vale quindi la pena di leggere un po’ di storia, sia per i colleghi più “vecchi” che hanno avuto la fortuna di percepire l’ottima”ex fissa” in una unica rata, quelli che sono in liquidazione a rate e i giovani (e un po’ meno) che non sanno se e come avranno diritto all’istituto.
LA SITUAZIONE AD OGGI: ECCO IL BOTTO
• Il fondo è incapiente, tanto che nel 2014 se ne è resa necessaria la messa in liquidazione. La crisi di liquidità, inizialmente tamponata con un finanziamento (PRESTITO) di 12 milioni da parte dell’INPGI al tasso del 4.60 per cento, si è riproposta in tutta la sua drammaticità quando il ministero del Lavoro ha impedito dall’INPGI di erogare la seconda tranche del finanziamento di complessivi 35 milioni previsto dall’accordo contrattuale del 2014. Perché i ministeri hanno annunciato il “no” alla seconda tranche di prestito che l’Inpgi avrebbe dovuto erogare? Semplicemente per la situazione del nostro istituto di previdenza: nei primi sei mesi del 2017 sono andati in quiescenza 800 colleghi che si aggiungono al 2.700 pensionati e prepensionati registrati dal 2012 ad oggi; in cinque anni l’informazione ha perso il 15% della sua forza lavoro: nessun altro settore ha pagato così durante la crisi; l’Inpgi ha ormai meno di 15 mila dipendenti, meno della metà del più piccolo tra gli altri istituti previdenziali “privati”, e quest’anno ha chiuso con un bilancio drammaticamente in rosso: -152 milioni di euro (dati ufficiali reperibili sul sito dell’INPGI). Per tutto questo I ministeri vigilanti hanno ritenuto che l’Inpgi non potesse vincolare ad un prestito ventennale altri 12 milioni di euro.

A questo punto, Fnsi e Fieg potevano rinviare di un anno il pagamento delle rate (ipotesi gradita agli editori) o studiare altre soluzioni. La strada scelta, illustrata nella lettera agli interessati, prevede, fermo restando il credito maturato da ciascun giornalista, la possibilità – che recepisce le richieste di numerosi colleghi – di aderire ad un’opzione su base esclusivamente volontaria. L’opzione consiste nel richiedere la liquidazione del 50 per cento, del 55 per cento o del 60 per cento della somma maturata, rispettivamente in una, tre o cinque rate annuali. Raccolte le eventuali adesioni (entro il 31 dicembre prossimo), a gennaio si metteranno a punto i pagamenti.
• Ad oggi le aziende Fieg hanno fatto fronte a tutti gli adempimenti previsti dal contratto, versando al Fondo le somme dovute in relazione ai dipendenti in essere.
• La crisi del Fondo è strutturale e risale alla sua costituzione. Per questa ragione, è bene ripercorrere le tappe fondamentali della vicenda.

LA COSIDDETTA EX FISSA
La fissa era un istituto del contratto nazionale di lavoro giornalistico introdotto nel 1919 e rimasto in vigore fino al 1981: le prestazioni erano a carico della singola azienda (a oggi unica azienda a pagare in rata propria è la Rai)
L’indennità fissa fu abolita con il contratto in vigore dal 1° gennaio 1982 e sostituita con l’indennità di mancato preavviso in caso di risoluzione del rapporto di lavoro da parte dell’azienda. In quello stesso contratto si confermò, comunque, che l’indennità fissa continuava ad essere erogata dalle rispettive aziende nei casi di dimissioni del giornalista con 55 anni di età e 10 anni di anzianità aziendale, ovvero con una anzianità aziendale superiore a 15 anni, a prescindere dall’età anagrafica. Sempre con quel contratto le parti si impegnavano a concordare una diversa successiva disciplina contrattuale per salvaguardare il beneficio economico della “fissa” senza oneri aggiuntivi per le aziende.

• Con il contratto sottoscritto da Fieg e Fnsi il 15 luglio 1985 fu raggiunto un “accordo per prestazioni previdenziali integrative”, che prevedeva la costituzione di una gestione speciale presso l’Inpgi, a seguito di una convenzione stipulata tra Fieg, Fnsi e lo stesso Inpgi, in base alla quale, a decorrere dal 1° dicembre 1985, i giornalisti avrebbero avuto diritto a percepire al momento del pensionamento una “prestazione previdenziale integrativa” dalla gestione speciale Inpgi, in sostituzione della ex indennità fissa, che percepivano in precedenza dall’azienda al momento della risoluzione del rapporto. La nuova prestazione previdenziale integrativa poteva concretizzarsi, in base all’opzione del giornalista, nella liquidazione del capitale o nella liquidazione in rendita del capitale maturato. L’importo era compreso fra le 7 e le 13 mensilità, calcolate sull’ultima retribuzione comprensiva dei ratei di tredicesima e indennità redazionale.
I casi previsti per ottenere la prestazione erano i seguenti:
1. dimissioni dopo almeno 15 anni di servizio presso la stessa azienda;
2. dimissioni dopo almeno 10 anni di servizio presso la stessa azienda avendo superato il 55° anno di età;
3. dimissioni dopo almeno 3 anni di servizio presso la stessa azienda avendo superato il 60° anno di età.
4. A questi casi fu aggiunto anche quello di risoluzione del rapporto di lavoro per decesso (che sostituiva l’indennità di mancato preavviso a carico dell’azienda, come previsto dalla legge) nonché il caso di risoluzione del rapporto di lavoro per limiti di età (anche in questo caso in sostituzione dell’indennità di mancato preavviso a carico dell’azienda per legge).
Per il finanziamento della gestione speciale si introdusse un contributo a carico delle aziende editoriali nella misura dell’1% del monte delle retribuzioni corrisposte ai giornalisti dipendenti a tempo indeterminato. Questa aliquota fu successivamente elevata, a decorrere dal 1° gennaio 1987, all’1,50% per garantire la sostenibilità della gestione.
• Il Fondo nacque strutturalmente deficitario. Infatti, nel corso degli anni sono stati numerosi gli interventi con i quali si è cercato di assicurarne la sostenibilità, rivelatisi tutti insufficienti.
• Già il 25 luglio 1986 (appena un anno dopo l’entrata in vigore dell’ex fissa), fu previsto, a carico delle aziende, un contributo una tantum aggiuntivo pari a 200mila lire per ogni giornalista dipendente.
• Il 1° luglio 1987 fu previsto un successivo contributo una tantum a carico delle aziende di 230mila lire, sempre per ciascun giornalista dipendente.
• Il 22 dicembre 1993 fu previsto un ulteriore contributo una tantum di lire 453mila lire alle stesse precedenti condizioni.
• Con accordo del 24 novembre 2010, a fronte dell’aggravamento della gestione del Fondo ex fissa e preso atto della disponibilità dell’Inpgi, le parti concordarono un’anticipazione al fondo da parte dell’Inpgi di 37 milioni di euro in due tranche. L’anticipazione sarebbe stata coperta con un’aliquota addizionale a carico delle aziende pari allo 0,35 per cento, in aggiunta all’aliquota dell’1,50 per cento.
Il resto è storia recente.

UN FONDO STRUTTURALMENTE IN DEFAULT
Nato strutturalmente deficitario (l’aliquota di contribuzione è largamente insufficiente a garantire le prestazioni), il Fondo ex fissa è diventato una voragine perché ha assicurato prestazioni non sostenute dalle contribuzioni. Il meccanismo è tale, infatti, che fin dal primo giorno c’era la certezza del default e che qualcuno, prima o poi, doveva farsene carico. Come nelle migliori tradizioni italiane, si è sempre preferito non affrontare il problema strutturale e rimandare la soluzione al momento in cui il fondo sarebbe letteralmente esploso.
PERCHÉ IL FONDO È SEMPRE STATO STRUTTURALMENTE IN DEFAULT?
Per comprenderne le ragioni, non servono nozioni di matematica finanziaria, basta conoscere le quattro operazioni. Per esempio, l’assegno è stato calcolato sempre sull’ultima mensilità. Aumenti di stipendio o promozioni ottenute negli ultimi anni della vita lavorativa (ci sono stati tempi in cui abbondavano con la connivenza dei colleghi e delle aziende), determinavano l’ammontare dell’indennità. Alcuni giornalisti sono riusciti a percepire l’ex fissa fino a 3 volte. Tutto legittimo, perché previsto dal contratto, ma economicamente insostenibile perché a pagare non era l’azienda di cui il giornalista era dipendente, ma il Fondo comune.
Le uscite massicce dal mondo del lavoro degli ultimi anni, incentivate dagli editori, hanno aggravato ulteriormente la situazione fino al dissesto.

TUTTO LEGITTIMO, MA INSOSTENIBILE. E CHI COME DALLA LIGURE SOLLEVO’ IL PROBLEMA FU TACCIATO DI VOLERE TOGLIERE DEI DIRITTI
Per dare un’idea di come funzionava (o non funzionava) il Fondo, si riportano alcuni importi liquidati in un’unica soluzione nel periodo 2005-2015. Nella prima colonna è riportato l’importo liquidato al beneficiario in un’unica soluzione, nella seconda i contributi al fondo calcolati sulla base dell’1,50 per cento delle retribuzioni percepite nel corso della carriera, nella terza colonna l’incremento percentuale della somma percepita rispetto a quella effettivamente versata.
Importo          lordo             liquidato                Contr. 1,50%                  % incremento
€ 903.236,00 185.000  488%
€ 874.878,00 176.000 497%
€ 786.588,00 140.000 560%
€ 686.740,00 100.876 680%
€ 652.751,00 34.887 1871%
€ 577.217,00 80.937 713%
€ 474.203,00 65.472 724%
€ 425.084,00 67.517 630%
€ 372.191,00 49.840 747%
€ 369.522,00 68.058 543%
€ 368.153,00 57.236 643%
€ 367.164,00 51.033 719%
€ 340.544,00 65.116 523%
€ 336.924,00 61.993 543%
€ 519.878,00 98.086 530%
€ 94.137,00 20.018 470%
€ 399.660,00 33.455 1194%

Si tratta soltanto di pochissimi esempi (un’applicazione della cosiddetta riservatezza, un po’ più laica e trasparente potrebbe e dovrebbe consentire la pubblicazione dei nomi) che però rendono bene l’idea dell’insostenibilità del fondo. Anche guardando agli importi più bassi, qui non riportati, il rapporto fra versamenti e prestazioni è fuori dalla norma: l’incremento va dal 100 al 350 per cento.

Va poi aggiunto che fra gli importi in corso di rateazione ce ne sono alcuni di particolare consistenza. Su tutti, uno da 1.436.528,00 euro e un altro da 1.424.240,00 euro.

Si tratta di grandi firme, di ex direttori ma pure di colleghi meno noti, ma fortunati, di ex fisse maturate con il vecchio sistema del conteggio finale e via dicendo.
PACTA SUNT….
I debiti fanno capo al Fondo che deve essere alimentato dalle aziende Fieg e devono essere pagati. Una considerazione (amara) però si impone: queste prestazioni, maturate a prescindere dal montante contributivo, non hanno niente a che vedere con la previdenza integrativa. Era risaputo dall’inizio, ma si è preferito far finta di niente (non tutti, ma chi sollevò il problema in anni non sospetti fu definito, nel migliore dei casi, come uno iettatore…), prendere fino a quando possibile, lasciando ai posteri l’onere del default.
Qualcuno è a conoscenza, in un qualche angolo del mondo, di un fondo integrativo previdenziale che assicura rendimenti come quelli sopra indicati?
Assordante il silenzio di oggi di molti degli urlatori degli ultimi anni, hanno urlato per anni sul patto generazionale, tacendo su questo aspetto o gridando solo per il loro mero interesse senza (quasi) mai spiegare tutta la storia. Qualcuno ha provato a citare in giudizio l’Inpgi che da ufficiale pagatore non ha responsabilità, perdendo ovviamente tutte le cause.

(* ) La rata dell’indennità ex fissa sarà erogata entro il 31 gennaio 2018. Le modalità saranno comunicate nei prossimi giorni con lettera raccomandata ai 1.948 giornalisti interessati.
Il fondo è incapiente, tanto che nel 2014 se ne è resa necessaria la messa in liquidazione. La crisi di liquidità, inizialmente tamponata con un finanziamento di 12 milioni da parte dell’INPGI al tasso del 4.60 per cento, si è riproposta in tutta la sua drammaticità quando il ministero del Lavoro ha impedito allo stesso INPGI di erogare la seconda tranche del finanziamento di complessivi 35 milioni previsto dall’accordo contrattuale del 2014.
A questo punto, Fnsi e Fieg potevano rinviare di un anno il pagamento delle rate (ipotesi gradita agli editori) o studiare altre soluzioni.
La strada scelta, illustrata nella lettera che arriverà agli interessati, prevede, fermo restando il credito maturato da ciascun giornalista, la possibilità – che recepisce le richieste di numerosi colleghi – di aderire ad un’opzione su base esclusivamente volontaria. L’opzione consiste nel richiedere la liquidazione del 50 per cento, del 55 per cento o del 60 per cento della somma maturata, rispettivamente in una, tre o cinque rate annuali. Raccolte le eventuali adesioni (entro il 31 dicembre prossimo), a gennaio si metteranno a punto i pagamenti.


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