L’anno che verrà: il bilancio e gli auguri di Fabio Azzolini

30/12/2021

Care colleghe, cari colleghi
Vorrei farla breve. Ma temo che almeno cinque minuti di lettura saranno necessari. Rischierò di essere schematico. Chiedo venia.
INPGI: abbiamo rischiato grosso. Abbiamo portato a casa la pelle. Se fosse arrivato il commissario – come
una parte minoritaria di noi invocava – il rischio era che fosse applicata la “cura Boeri”, ovvero: prima
tagliare le prestazioni poi passare i giornalisti all’Inps. Questo disegno – coltivato come una pianta in vaso da
chi ci vuole bene e pensa di potere dividerci siglando contratti-pirata con Uspi – non è passato. I pensionati
Inpgi e le colleghe e i colleghi che devono ancora andare in pensione manterranno le condizioni di migliore
favore. Tutto bene? No, poteva andare meglio. Ne discuteremo. A distanza? Speriamo di no. Ma ne
approfitto per ringraziare colleghe e colleghi – a partire dai precari e dai fotogiornalisti – che ogni giorno
sono in strada: il loro lavoro ci fa apprezzare dall’opinione pubblica.
CRISI EDITORIA: poteva andare meglio se il governo e il Parlamento avessero riconosciuto che il “rosso”
dell’Istituto di previdenza non era figlio di scelte sbagliate ma della caduta verticale dell’occupazione nel
settore. Quindi, il problema non era salvare le pensioni dei giornalisti, ma tutelare il diritto dei cittadini ad
essere informati e, di conseguenza, mettere in campo riforme e risorse per innovare e potenziare il
giornalismo professionale. La onorata legge 416 ha assolto al proprio ruolo, ma data 1981: nelle nostre case
non c’era internet. La legge istitutiva dell’Ordine è del 1963. Servono, quindi, nuove leggi di sistema.
Lo Stato spende ogni anno – vado a memoria – 388 milioni per sovvenzionare il sistema dell’editoria. Molte
cose sono cambiate negli ultimi anni, ma ancora troppe risorse sono erogate a pioggia nel vano tentativo di
irrigare il deserto. Dal 2015, la Francia mette sul piatto 20 milioni di euro per contrastare il precariato nelle
redazioni. Noi regaliamo ogni anno agli editori 20 milioni per prepensionare giornalisti.
Cose di cui non dovremo solo parlare ma organizzare consenso e iniziative politico-sindacali.
LAVORO AUTONOMO. Si apre il tavolo sull’equo compenso. La considero la migliore notizia di questo anno
tribolato. Un grazie enorme alla paziente tenacia delle colleghe e dei colleghi che, pur dovendo mettere
insieme il pranzo con la cena, non hanno smesso di crederci. Seguiremo quel tavolo come fosse un
campionato di calcio: minuto per minuto. E dopo il 90° faremo il “processo del Lunedì” per verificare non
solo quello che abbiamo portato a casa ma anche come farlo applicare. Vi racconto una storia: una collega
da anni pagata da un quotidiano 9 euro a pezzo mi chiedeva se ciò fosse giusto. No, l’intesa Fnsi-Fieg del
2014 pattuisce che il compenso minimo sia 20 euro (qualche anima bella disse allora che era una svendita).
Consigliai alla collega di richiedere al capo del personale di un adeguare il compenso mettendo in copia
anche il cdr. La collega mi ha ringraziato, ma ha osservato: ci penso su, perché magari il giornale, poi, mi fa
scrivere meno. Bisogna che su sta roba ci mettiamo il cuore e la testa. Ma una cosa è certa: non reggiamo se
oltre 100 mila iscritti all’Ordine abbassano tendenzialmente il livello domanda-offerta della prestazione;
dobbiamo potenziare l’autonomia organizzativa sindacale del lavoro autonomo-precario e rafforzare la
capacità di intervento dei cdr per vigilare sull’applicazione delle norme e delle intese, quelle in essere e
quelle che scaturiranno dal tavolo convocato dal sottosegretario Moles.
UNITI. L’unità è il grande valore aggiunto della Liguria. Un grande grazie a Filippo Paganini, Andrea Ferro,
Guido Filippi, Marco Fagandini, Luca Difrancescantonio, Michele Corti, Enrico Valente, Tommy Fregatti e alle
colleghe e ai colleghi dei Cdr. Nessuno è indispensabile ma tutti e ciascuno sono più che necessari e utili.
GRAZIE. A Barbara, Pietro e Paola (li cito in sequenza mistica ) che hanno tenuto botta anche quando
tutto attorno era chiuso.
A Stefania che ci “tormenta” con i suoi progetti sulla formazione e ci sfida a crescere. ​
Ad Alessandra, che, in silenzio, ha contribuito anche a valorizzare le capacità dei liguri in ruoli di
responsabilità negli enti di categoria un tempo presidiati solo da romani e milanesi e offerti talora come un
resto-mancia al Piemonte.
Un abbraccio, infine, a Zaga, Milena, Salvo, Astrid, Tommy e alla presidente Annamaria.
Giriamo la boa dell’anno che ci porta al prossimo congresso con un equipaggio che ha cognizione delle
difficoltà, ma anche delle proprie capacità cui, in difetto, sovviene la passione.
Buon anno a tutte e tutti
Fabio

Condividi su: